Nucleare. Si concludono oggi i colloqui tra Iran e Cina
Nel pieno della crisi nucleare iraniana, si concludono oggi a Teheran i colloqui tra Iran e Cina, che ha inviato nella Repubblica islamica una folta rappresentanza diplomatica. In agenda i rapporti economici tra i due Paesi, le forniture energetiche, ma anche il contenzioso nucleare e le sanzioni occidentali all’Iran, alle quali Pechino è contraria. Stefano Vecchia:
La missione della Lega Araba lascia la Siria. Continua la repressione
La crisi siriana è a una svolta. La Lega Araba abbandona definitivamente Assad e si schiera con l’opposizione. Continua intanto, durissima, la repressione del regime. La città di Zabadani si è arresa dopo giorni di bombardamenti, mentre la resistenza cerca di salvare Homs. Il servizio di Marina Calculli:
Sulla Siria, intanto, si allunga la mano di al-Qaeda: il capo dell’organizzazione terroristica, Ayman al-Zawahiri, ha espresso in un messaggio il suo sostegno all’opposizione. Un’opposizione fin qui unita, ma che rischia pericolosamente di dividersi secondo i tanti gruppi religiosi che compongono il Paese, come afferma Fulvio Scaglione, vicedirettore di "Famiglia Cristiana":
R. - E’ stata la repressione violenta del regime a rimescolare le carte. Un anno fa, quando tutto è cominciato, le richieste partivano soprattutto dalla maggioranza sunnita della popolazione e da quanti dediti al commercio e alle attività produttive della Siria che soffrivano di una crisi economica ormai evidente e anche di una condizione di sudditanza nei confronti della minoranza alawita che - Assad in testa - governa il Paese. Ma erano richieste piuttosto modeste: un po’ più di democrazia, elezioni per il parlamento reali e non finte, la fine dei processi militari a carico dei civili. Poi la repressione violenta di Assad ha fatto saltare in aria questo quadro relativamente composto. Ora sul campo abbiamo interlocutori anche difficili da identificare perché il cosiddetto esercito di liberazione, formato da militari disertori e dissidenti ha contorni piuttosto ancora oscuri. Il fronte di liberazione nazionale è in realtà abbastanza separato da quello che succede sulle strade e anche lui ha contorni difficili da individuare.
D. – Proprio per questo, parte della comunità internazionale ha difficoltà nel portare avanti un aiuto concreto all’opposizione nei confronti di Assad?
R. - Questo sì, ma anche la comunità internazionale continua ad evitare, perché ci sono confronti contrapposti, lo abbiamo visto nei giorni scorsi: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e altri Paesi dall’altro. E’ chiaro che in questo momento il vantaggio politico sta dalla parte degli Stati Uniti e dell’Occidente, in generale, e che Russia e Cina vedono estinguersi un regime quello di Assad appoggiato per anni.
D. – Da mesi si continua a morire ogni giorno in Siria. Come sta vivendo la gente in particolare la minoranza cristiana?
R. – C’è sicuramente una percentuale di cristiani nelle strade e siccome i cristiani in Siria sono circa il 10 per cento della popolazione. Dobbiamo ragionevolmente pensare che il 10 per cento delle vittime che ogni giorno cadono per mano dell’esercito di Assad siano cristiani. Molto spesso le manifestazioni popolari vengono condotte all’insegna dell’unità tra le differenti fedi, però il rischio di una frammentazione è forte, proprio a causa della politica violenta di Assad perché se la questione si trasforma e non si tratta più del popolo della Siria contro il regime ma dei sunniti, che sono la maggioranza, contro gli alawiti, che sono un ramo degli sciiti e sono minoranza ma hanno il potere, questa che è già una guerra civile può diventare una guerra settaria ed è ancora peggio. (bf)
Grecia. Atene in fiamme mentre il Parlamento approva la misure anticrisi
Atene in fiamme per le proteste mentre il Parlamento ha votato, nella notte, le durissime misure anticrisi che consentiranno al Paese ellenico di accedere al nuovo prestito da 130 miliardi di euro concordato con L’UE, La Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Condannate le violenze da tutti gli schieramenti politici. Massimiliano Menichetti:
Mai fino ad ora Atene era stata devastata a tal punto dalle proteste. Nel giorno, difficile, dell’approvazione delle misure economiche anticrisi chieste dalla Troika che di fatto impongono sacrifici pesantissimi alla popolazione (si parla di 15mila tagli nel settore pubblico), la capitale ellenica è stata incendiata dai gruppi violenti: palazzi, cinema, bar, banche auto e fermate dell’autobus sono stati dati alle fiamme. Scontri corpo a corpo si sono registrati ad Atene. Lanciate bombe artigianali, contro la polizia che ha risposto con cariche e lacrimogeni, mentre migliaia di manifestanti hanno assediato piazza Syntagma davanti il Parlamento che questa notte ha votato a favore della legge che introduce le misure di austerità. 278 i parlamentari presenti, 199 i “si” al piano concordato con l’Ue, il FMI e la BCE. 74 i “no”, “allontanati” i 40 parlamentari di maggioranza che non si sono allineati. Presto dunque arriveranno nel Paese 130 miliardi di euro, serviranno ad arginare il rischio di insolvenza e tenere ancorata la Grecia all’Euro. Il premier Lucas Papademos e di fatto tutti i leader di partito hanno lanciato appelli alla calma e condannato le violenze. Circa 40 gli arresti, 60 i feriti; ma questa mattina Twitter mostra ancora colonne di fumo alzarsi da Atene.
Siria: la Lega araba chiede l'intervento dell'Onu
I ministri degli Esteri della Lega Araba, riuniti al Cairo, hanno deciso di porre fine alla propria missione in Siria, e di chiedere all'Onu di formare "una forza di mantenimento della pace arabo-Onu, per controllare il cessate il fuoco" nel Paese. La Lega ha anche stabilito di sospendere ogni collaborazione diplomatica con Damasco, e ha scelto come interlocutore l'opposizione, alla quale darà "sostegno politico e materiale". Inoltre, la Lega araba ha chiesto che siano puniti i colpevoli di violenze contro i civili.
Grecia scontri davanti al Parlamento prima del voto sulle misure anticrisi volute dall’Ue
Occhi puntati sulla Grecia dove il Parlamento si appresta a votare entro la mezzanotte, l’accordo del governo con la Troika (Ue-Fmi-Bce) necessario per ricevere il prestito da 130 miliardi di euro ed evitare il default. “Siamo giunti al punto zero, senza queste misure il Paese arriverebbe ad una catastrofe”. Così ieri sera il premier Papademos in un discorso alla nazione, ma le proteste non si placano. Scontri tra polizia e manifestanti in Piazza Syntagma ad Atene: decine i feriti tra le forze dell’ordine. Il servizio di Cecilia Seppia
In Parlamento una discussione fiume sull’approvazione delle misure volute dall’Ue per evitare la bancarotta di Atene, e fuori esplode di nuovo la rabbia della gente. Sotto assedio piazza Syntgma dove si segnalano scontri tra polizia in assetto antisommossa e manifestanti con lancio di sassi, bottiglie molotov e lacrimogeni. In azione anche i Black Bloc: muniti di passamontagna e maschere antigas. Continuano intanto le defezioni dall’esecutivo. Oggi le dimissioni di un altro deputato, il quinto dall’inizio della settimana, e mentre i partiti di maggioranza offrono compatti il loro sostegno, almeno 13 conservatori e sette socialisti hanno annunciato che voteranno contro il piano che prevede una radicale riforma del mercato del lavoro con tagli di oltre il 20 per cento al salario minimo, tagli alle pensioni ma anche una drastica economia di spesa in settori come la difesa, la sanità e le autonomie locali. La Grecia intende lanciare tra oggi e venerdì prossimo l'offerta pubblica ai suoi creditori privati per la ristrutturazione del debito, ha detto intervenendo in aula il ministro delle finanze greco Venizelos. Atteso a breve anche il discorso del premier Papademos che ieri sera ha avvertito la nazione: "Siamo al punto zero, bisogna evitare la catastrofe economica e sociale. Rassicurazioni da Berlino: la Grecia resterà nell’euro ma deve dimostrare responsabilità ha dichiarato il ministro dell’economia tedesco Shaeuble.
Crolla, sotto il peso della neve, la campata del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania
Il peso della neve ha provocato uno squarcio nella campata della navata centrale del Santuario del Santissimo Crocifisso di Urbania, dove è conservata un'opera di Federico Barocci, la Madonna con bambino (1605-1612). Il dipinto è stato portato in salvo. A Urbino ha ceduto una trave del Convento di San Francesco, che ospita la Cappella Albani. Lesionata dalla neve anche parte della volta della Chiesa dei Cappuccini, di proprietà dell'Università Carlo Bo. Nella volta del Santissimo Crocifisso ''si è aperto un grosso squarcio'' spiega l'assessore al Turismo e Istruzione di Urbania Giulio Fantoni. ''E' venuto giù tutto, ma abbiamo fatto in tempo a spostare le opere d'arte e gli arredi in un luogo sicuro''. Due giorni fa a Urbania è stata chiusa anche una parte del Palazzo Ducale, la Sala del Trono, interessata da infiltrazioni d'acqua. Per precauzione sono stati spostati i due preziosi globi cinquecenteschi di Gerardo Mercatore e le incisioni. Tutte le operazioni vengono svolte con il coordinamento delle Soprintendenze ai beni monumentali e artistici: ma a Urbania, Urbino e negli altri comuni c'è 'grande preoccupazione'' per la tutela di un patrimonio inestimabile come quello che punteggia le chiese e i palazzi storici del Montefeltro, sommerso da 3-4 metri di neve.
Siria: bombe sulle città ribelli, si arrende Zabadani. Messaggio di al-Qaeda
Non si arresta il conflitto in Siria, dove l’esercito continua a reprimere nel sangue le opposizioni. Almeno 11 le persone uccise oggi, di cui 5 nella città di Homs, cuore della rivolta, dove la gente è intrappolata in casa a causa dei bombardamenti senza tregua e del fuoco dei cecchini. Nella notte le truppe di Damasco hanno preso d’assalto il sobborgo di Bab Amro, finora uno dei più vessati dai combattimenti e sono avanzate verso il confine con il Libano: occupata la città di Zabadani, dopo che gli intensi bombardamenti, che sono costati la vita a un centinaio di civili, hanno costretto i ribelli ad accettare il cessate il fuoco proposto dal governo. E mentre permane l’emergenza umanitaria, che vede in primo piano i bambini (oltre 400 i minori uccisi in dieci mesi secondo l’Unicef), continua lo stallo sul piano diplomatico, dopo i no di Cina e Russia alla risoluzione Onu della scorsa settimana. Previsto per oggi un vertice della Lega Araba al Cairo, per discutere una possibile missione di osservazione congiunta con l’Onu, in sostituzione di quella ritiratasi a fine mese per l’intensificarsi delle violenze e definitivamente affossata dalle dimissioni, questa mattina, del capo missione, il generale sudanese Al-Dabi. Intanto in un video circolato in rete, il capo di Al-Qaeda, Al-Zawahiri, sunnita, accusa l’alawita Bashar Al-Assad di aver commesso crimini contro i suoi cittadini e invita il popolo siriano a ribellarsi a quello che definisce un regime anti-islamico e a non fidarsi dei governi occidentali e arabi. (A cura di Michele Raviart)
Stati Uniti. Abusi su minori: archiviata causa contro Santa Sede
Si è conclusa nel silenzio dei mass media una dolorosa vicenda di abusi che avrebbe voluto coinvolgere il Papa e la Santa Sede. Venerdì scorso, l’avvocato Jeff Anderson ha depositato presso la Corte distrettuale del Wisconsin una notifica di archiviazione relativa all’azione legale denominata "John Doe 16 v. Holy See”. Si tratta del caso di un ragazzo disabile abusato da un sacerdote in una scuola per bambini sordomuti di Milwaukee: nell'istituto numerosi altri ragazzi erano stati abusati dallo stesso prete. Secondo le leggi statunitensi vigenti, la presentazione di tale notifica comporta l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla Corte.
La causa, denunciando la copertura degli abusi, era intenzionata ad affermare la diretta responsabilità della Santa Sede sugli oltre 400mila sacerdoti sparsi nel mondo, quando questa, è noto – sottolinea in una dichiarazione l’avvocato della Santa Sede Jeffrey Lena – spetta ai rispettivi vescovi o superiori religiosi. Lena ricorda come Anderson abbia “orchestrato per la stampa un evento dai toni drammatici e ricco di ‘colpi di scena’ che mirava a provocare nei mass media un’attenzione smodata e frenetica per la questione”. Si ricorda l’enfatico annuncio di informazioni che avrebbero dimostrato l’esistenza di un’“azione congiunta a livello mondiale” collegata ad abusi sessuali e diretta dalla Santa Sede. “Su una teoria tanto datata quanto smentita – afferma Lena - è stata creata appositamente per i mass media una sequenza di eventi che ha trasformato un fatto gravissimo – la violenza sessuale perpetrata ai danni di un minore – in uno strumento di affermazioni mendaci circa presunte responsabilità della Santa Sede”.
Leena sottolinea anche l’impegno della Chiesa nel contrasto degli abusi ricordando che “è stato il diritto canonico e non quello civile innanzitutto, a istituire per primo l’obbligo di denuncia” per queste vicende. Una causa come questa - prosegue l’avvocato Lena – “intentata contro la Santa Sede e tenuta insieme solo da una rete mendace di accuse infondate di complotti internazionali, in verità non è altro che una strumentalizzazione del sistema giudiziario ed uno spreco di risorse”.
“Quello che non dobbiamo dimenticare – afferma ancora l’avvocato della Santa Sede - è il fatto che molti anni fa John Doe 16, un ragazzo solo e afflitto da disabilità, è stato oggetto di terribili abusi. Come Papa Benedetto XVI ha ripetutamente affermato, ogni abuso – sia esso perpetrato in istituzioni pubbliche o private, da qualunque persona, di qualunque credo o affiliazione religiosa – è un peccato e un crimine”.
“È triste constatare – conclude Lena - come nelle mani di un avvocato troppo incline alle conferenze stampa e un altro che trascorre il proprio tempo a scrivere su Internet una rubrica faziosa con cui tenta di far passare per eroi se stesso e i suoi colleghi, la vera tragica situazione e la sofferenza di John Doe 16 siano diventate uno strumento di pubblico inganno”.
Messa a Roma per le vittime della Costa Concordia. Il cardinale Bagnasco: servono verità e giustizia
Celebrazione eucaristica a Roma in suffragio delle vittime del naufragio della Costa Concordia. Mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha presieduto la Messa, che si è svolta stamattina presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il cardinale Bagnasco: servono verità e giustizia. Il servizio è di Eugenio Bonanata:
L’Italia si è stretta in preghiera al fianco dei familiari delle vittime. La liturgia a circa un mese dalla tragedia, avvenuta lo scorso 13 gennaio nelle acque dell’isola del Giglio e costata la vita ad oltre 30 persone. Sono 17 i morti finora accertati, 15 invece i dispersi le cui ricerche sono state sospese nelle settimane scorse. Il cardinale Bagnasco, giunto in ritardo a causa del maltempo, ha letto il suo messaggio alla fine della cerimonia:
“Preghiamo per i dispersi, per i naufraghi di quella tragedia, per i familiari tutti qui rappresentati e che vogliamo abbracciare con grande affetto, affinché la forza e la consolazione dello spirito stemperi i tragici ricordi e ritorni presto la serenità della vita”.
Alla presenza del capo dello stato Napolitano, il cardinale Bagnasco ha ricordato il lavoro dei soccorritori: persone e istituzioni – ha detto - che hanno fatto il proprio dovere in modo ammirevole per competenza e dedizione. Il suo pensiero si è soffermato sui tanti volontari che si sono prontamente offerti nell’emergenza:
“Tra questi - in prima fila - gli abitanti dell’Isola del Giglio. A tutti l’Italia guarda con stima e gratitudine, in loro riconosciamo l’anima profonda del nostro popolo, ricco di intelligenza e di cuore, sempre capace di grandi cose, senza perdersi d’animo”.
Infine l’invito a guardare avanti:
“Che la luce del Signore aiuti a fare verità e giustizia, a sanare le ferite, a rafforzare la fiducia e insieme il coraggio verso il futuro: è possibile e doveroso!”.
Dal canto suo il presidente Napolitano ha ribadito che è necessario continuare ad indagare per fare piena luce sull’accaduto. L’inchiesta, intanto, procede verso l’incidente probatorio sulla scatola nera in programma il prossimo 3 marzo. A largo dell’Isola del Giglio, invece, si attende una tregua del maltempo per iniziare le operazioni preparatorie di recupero del carburante nel relitto. (mg)
Appello del Papa all'Angelus: basta spargimento di sangue in Siria! L'amore di Dio è più forte del male più orribile
Davanti a numerosi fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus nonostante il freddo, il Papa ha lanciato un accorato appello per la fine delle violenze in Siria. Si ponga termine allo spargimento di sangue, ha esclamato Benedetto XVI. Prima della preghiera mariana, il Papa ha commentato il Vangelo della guarigione del lebbroso: solo Gesù – ha detto – "ci può liberare dalla lebbra del peccato e dallo smarrimento nella vita". Il servizio di Sergio Centofanti:
Il Papa segue “con molta apprensione i drammatici e crescenti episodi di violenza in Siria” che negli ultimi giorni stanno provocando numerosi morti. Ricorda “nella preghiera le vittime, fra cui ci sono alcuni bambini, i feriti e quanti soffrono le conseguenze di un conflitto sempre più preoccupante” e rinnova “un pressante appello a porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue”:
“Invito tutti - e anzitutto le Autorità politiche in Siria - a privilegiare la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace. E’ urgente rispondere alle legittime aspirazioni delle diverse componenti della Nazione, come pure agli auspici della comunità internazionale, preoccupata del bene comune dell’intera società e della Regione”.
Nella catechesi il Papa ha commentato il Vangelo di questa domenica in cui Gesù, “superando il divieto legale” tocca e guarisce un lebbroso. In questo gesto – ha detto – “c’è tutta la storia della salvezza, c’è incarnata la volontà di Dio di guarirci, di purificarci dal male che ci sfigura e che rovina le nostre relazioni”:
“In quel contatto tra la mano di Gesù e il lebbroso viene abbattuta ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto, non certo per negare il male e la sua forza negativa, ma per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male, anche di quello più contagioso e orribile. Gesù ha preso su di sé le nostre infermità, si è fatto 'lebbroso' perché noi fossimo purificati”.
Il Papa ricorda poi l’esperienza di San Francesco quando, peccatore, incontrò dei lebbrosi:
“In quei lebbrosi, che Francesco incontrò quando era ancora ‘nei peccati’, era presente Gesù; e quando Francesco si avvicinò a uno di loro e, vincendo il proprio ribrezzo, lo abbracciò, Gesù lo guarì dalla sua lebbra, cioè dal suo orgoglio, e lo convertì all’amore di Dio. Ecco la vittoria di Cristo, che è la nostra guarigione profonda e la nostra risurrezione a vita nuova!”.
Quindi, ha ricordato la memoria della Vergine di Lourdes, celebrata ieri. A santa Bernadette – ha affermato - la Madonna ha consegnato “un messaggio sempre attuale: l’invito alla preghiera e alla penitenza”:
“Attraverso sua Madre è sempre Gesù che ci viene incontro, per liberarci da ogni malattia del corpo e dell’anima. Lasciamoci toccare e purificare da Lui, e usiamo misericordia verso i nostri fratelli!”.
Infine, il Papa augurando ai presenti una buona domenica e una buona settimana ha dato appuntamento all'Angelus di domenica prossima, una "domenica - ha auspicato - senza neve".