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radiomessaggio di Papa Pio XI
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IL
PRIMO RADIOMESSAGGIO DI PAPA PIO XI
A TUTTE LE GENTI E AD OGNI CREATURA
Il
12 febbraio 1931, nono anniversario della sua elezione, Pio XI, alle
ore 16,49, annunziato dal Sen. Guglielmo Marconi , inaugurava la Stazione
Radio Vaticana,
rivolgendo il Suo primo Radiomessaggio al mondo, in lingua latina,
di cui offriamo la versione italiana.
ATUTTO
IL CREATO. - Essendo, per arcano disegno di Dio, Successori del Principe
degli Apostoli, di coloro cioè la cui dottrina e predicazione per divino
comando è destinata a tutte le genti e ad ogni creatura (MT., 28, 19;
Mc., 16, 15), e potendo pei primi valerci da questo luogo della mirabile
invenzione marconiana, Ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e
a tutti gli uomini, loro dicendo, qui e in seguito, con le parole stesse
della Sacra Scrittura: « Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti
la terra le parole della mia bocca (Deut., 32, 1). Udite, o genti tutte,
tendete l'orecchio, o voi tutti che abitate il globo, uniti in un medesimo
intento, il ricco e il povero (Ps - XLVIII, 1) - Udite, o isole, ed
ascoltate, o popoli lontani » (Is., 49, 1).
A
DIO. - E sia la Nostra prima parola: Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà (Lc., 2, 14). Gloria a
Dio, che diede ai nostri giorni tale potere agli uomini (Mt., 9, 8)
da fare giungere le loro parole veramente sino ai confini della terra
(Ps. XVIII, 5; Rom., 10, 18); e pace in terra, dove siamo i Rappresentanti
di quel divino Redentore Gesú (2 Cor., 5, 20), che venendo annunziò
la pace, la pace ai lontani e la pace ai vicini (Ef., 2, 17), pacificando
nel Sangue della Sua Croce, sia le cose che stanno sulla terra, come
quelle che sono nei cieli (Col., 1, 20).
AI
CATTOLICI. - Nel rivolgerci poi agli uomini, Ci comanda l'apostolo di
fare del bene a tutti, ma specialmente ai domestici della fede (Gal.,
6, 10). Conviene dunque che Noi indirizziamo la Nostra parola prima
che agli altri, a tutti coloro che, facendo parte della famiglia e dell'ovile
del Signore, che è la Chiesa Cattolica, Ci chiamano col dolce nome del
Padre: ai padri e ai figli, Ci rivolgiamo, alle pecorelle ed agli agnelli,
a tutti quelli che il Pastore e Re supremo Cristo Gesú Ci ha affidati
per pascerli e guidarli (Giov., 21, 15; Mt., 16, 19).
ALLA
GERARCHIA. - Voi, diciamo, collaterali Nostri, Cardinali della Santa
Romana Chiesa, Patriarchi, Arcivescovi, Vescovi, Prelati e Sacerdoti,
distribuiti per i diversi gradi della Gerarchia. oggetto precipuo delle
Nostre quotidiane sollecitudini. e insieme ausiliari e partecipi delle
Nostre fatiche: Preghiamo e scongiuriamo, che ciascuno di voi rimanga
fedele in quella vocazione nella quale fu chiamato (I Cor., 7, 20),
e che tutti camminiate degni della vocazione in cui siete stati chiamati
(Ef., 4, 1): pascete il gregge di Dio che è in mezzo a voi, facendovi
di cuore forma del vostro gregge, affinché quando apparirà il Principe
dei Pastori, riceviate l'incorruttibile corona della gloria (I Petr.,
5, 2-3). Intanto, il Dio della pace che ha risuscitato da morte il grande
Pastore delle pecorelle nel Sangue del Testamento eterno, il Signore
Nostro Gesú Cristo, vi. formi ad ogni bene, affinché facciate la sua
volontà, compiendo in voi ciò che piacerà al Suo cospetto per mezzo
di Cristo Gesú (Ebr., 13, 20).
AI
RELIGIOSI. - Ed ora a voi parliamo, o figli e figlie della predilezione
Nostra, i quali e le quali, emulando migliori carismi (I Cor., 12, 31),
ed assecondando non solo i precetti ma anche i desideri e i consigli
del divino Re e Sposo, nella fedeltà dei vostri santissimi voti e nella
religiosa disciplina di tutta la vita, profumate di virginea fragranza
la Chiesa di Dio, la illustrate con le contemplazioni, la sostenete
con le preghiere, l'arricchite con la scienza e la dottrina, la coltivate
ed accrescete ogni di piú col ministero della parola e con le opere
dell'apostolato. Partecipi adunque di una vocazione veramente celeste
ed angelica (Ebr., 3, 1), quanto più prezioso è il tesoro che portate,
tanto maggior diligenza dovete usare in custodirlo, non solo per rendere
certa la vostra vocazione ed elezione (2 Petr., 1, 10), ma anche perché
il Cuore del Re e Sposo vostro possa in voi, come in servi del tutto
fedeli e devoti, trovare qualche consolazione e riparazione per le infinite
offese e negligenze, con cui gli uomini ricambiano il Suo ineffabile
amore.
AI
MISSIONARI. - Ma già la Nostra parola si volge verso di voi (2 Cor.,
6, 11), o figli e figlie in Cristo carissimi, i quali e le quali nelle
Missioni pregare e lavorate a propagare la santa fede di Gesú Cristo
e a dilatare il Suo Regno; come i primi Apostoli della Chiesa, così
anche voi nei pericoli, in molta pazienza, nelle necessità e tribolazioni
(2 Cor., 1, 10; 6, 4), fatti spettacolo a tutti (Ebr., 10, 33); come
quelli così anche voi siete «Gloria di Cristo» (2 Cor., 8, 23); voi
che nelle fatiche, spesso anche nelle catene e nel vostro sangue, combattendo
fino alla morte il buono e grande combattimento della fede e della sofferenza
(I Tim., 6, 12; 2 Tim., 4, 7; Ebr., 10, 32) e confessando generosamente
la vostra fede, guadagnate le anime e spargete il seme di futuri cristiani.
Noi vi salutiamo, o forti soldati di Cristo! Ma insieme con voi salutiamo
i Sacerdoti indigeni e i buoni catechisti, principali frutti ed ora
colleghi e coadiutori delle nostre fatiche.
A
TUTTI I FEDELI - Il Nostro cuore si protende verso di voi (2 Cor., 6,
11), quanti siete fedeli della Nostra Città episcopale e di tutto l'Orbe;
verso di voi specialmente, che come i primi credenti, uomini e donne,
di cui l'apostolo fa un alto elogio (Fil., 4, 3), pur appartenendo al
laicato, nell'apostolato collaborate con Noi e coi Nostri Venerabili
Fratelli i Vescovi e coi Sacerdoti, a voi, o popolo di Dio e pecorelle
de' suoi pascoli (Ps. XCIX, 3), voi stirpe eletta, regale sacerdozio,
nazione santa, popolo conquista di Dio (i Petr., 2, 9). La vostra modestia
pertanto sia nota a tutti gli uomini, e tutto ciò che è vero, tutto
ciò che è pudico, tutto ciò che è giusto, tutto ciò che è santo, tutto
ciò che è amabile e di buona fama, ogni virtù ogni lodevole disciplina,
formino l'oggetto dei vostri pensieri, siano le vostre opere (Fil.,
4, 5-8), perché Dio sia glorificato in tutto e in tutti (I Petr., 4,
11).
AGLI
INFEDELI E DISSIDENTI. - Anche a voi si volge il Nostro pensiero e la
Nostra parola, quanti ancora siete lontani dalla fede e dall'unità di
Cristo. Per voi ogni giorno offriamo preghiere e sacrifici a Dio e Signore
di tutti, chiedendo ardentemente ch'Egli con la sua luce vi illumini
e vi conduca e vi unisca alle pecorelle che ascoltano la Sua voce e
che si faccia un solo ovile e un solo Pastore (Giov., 10, 16).
AI
GOVERNANTI. - Ed essendo Noi debitori a tutti, diciamo primieramente
a quelli che governano che comandino nella giustizia e nella carità,
ad utilità ed edificazione e non a rovina (2 Cor., l0, 8), ricordandosi,
sempre che non vi è potere se non da Dio (Rom., 13, 1) e che a Dio dovranno
rendere rigoroso conto (Sap., 6, 6).
AI
SUDDITI. - Ai sudditi poi diciamo che obbediscano ai Superiori non come
ad uomini ma come a Dio, sapendo che chi resiste alla legittima autorità,
resiste alle disposizioni di Dio, e chi in tal modo resiste si prepara
da se stesso la sua condanna (Rom., 13, 2).
AI
RICCHI. - Cosí pure parliamo ai ricchi e ai poveri. Ai ricchi diciamo
che si devono riguardare come ministri della divina Provvidenza e depositari
e dispensieri de' suoi beni, a cui Gesú Cristo stesso raccomandò i poveri,
e dai quali il divino Giudice più esigerà, perché più hanno ricevuto
(Lc., 12, 48); e si ricordino sempre di quella divina parola: « Guai
a voi, ricchi! » (Lc., 6, 24).
AI
POVERI. - Esortiamo poi nel Signore i poveri, che rimirino la povertà
di Gesú Cristo Signore e Salvatore Nostro, e memori de' Suoi esempi
e delle Sue promesse, non trascurino l'acquisto delle ricchezze spirituali,
reso ad essi tanto più facile; e, pure sforzandosi, come è lecito, di
migliorare il loro stato, con cuore buono e retto si rendano propizio
il Signore e non stendano mai la loro mano all'iniquità (Ps. CXXIV,
3).
AGLI
OPERAI E DATORI DI LAVORO. - Preghiamo vivamente tanto gli operai quanto
i datori di lavoro che, evitando ogni ostile gara e mutua lotta, congiunti
con fraterna ed amichevole alleanza, si prestino a vicenda gli uni i
mezzi e la direzione, gli altri il lavoro e l'abilità, e non domandando
se non ciò che è giusto e ciò che è giusto non negando, procurino nella
tranquillità dell'ordine non meno il vantaggio proprio di ciascuno che
il bene comune.
AGLI
AFFLITTI E PERSEGUITATI. - Ultima nella esecuzione ma prima nell'intenzione
e nell'affetto del cuore, a voi giunge la Nostra parola, quanti siete
nelle infermità e nei dolori, nelle tribolazioni e nelle avversità,
specialmente a voi che tali cose soffrite dai nemici di Dio e dell'umana
società. Mentre offriamo per voi le Nostre preghiere e in quanto possiamo
anche i Nostri aiuti, mentre vi raccomandiamo alla carità di tutti,
vi diciamo da parte di Cristo di cui facciamo le veci: Venite a me voi
tutti che siete affaticati e tribolati e io vi ristorerò (MT., 11, 28).
Non resta in fine se non che all'Urbe e all'Orbe e a tutti quelli che
vi abitano impartiamo di cuore l'Apostolica Benedizione, come facciamo
nel Nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.
Testo
originale latino in A. A. S., XXIII (1931) 65-70.
Versione in L'Osservatore Romano, 14 febbraio 1931, n. 37, p. 2, col.
3,4.


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