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della stazione radio a onde ultracorte
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A
R C H I V I O
L'INAUGURAZIONE
DELLA STAZIONE RADIO A ONDE ULTRACORTE
PRIMATO DI SCIENTIFICA UTILITA’
L’11
febbraio 1933, Pio XI inaugurava la Stazione Radio a onde ultracorte.
Dopo l' indirizzo di omaggio del Marchese Marconi, illustre inventore
e alcuni saggi di trasmissione tra il Vaticano e Castel Gandolfo, prendeva
la parola il Papa invitato da Padre Gianfranceschi, S.J., primo direttore
della Radio Vaticana a coronare la trasmissione.
Diciamola
dunque - incominciava Sua Santità - questa parola che cosi buoni figli
a cosi buon diritto aspettano dal - Padre e in una circostanza cosi
propizia per la parola stessa. E voleva essere dapprima - continuava
l'Augusto Pontefice - un ringraziamento al signor Marchese Marconi,
per congratularsi con lui per tutti i continui successi che la divina
Bontà e la divina Onnipotenza gli concede in un campo, quasi esclusivamente,
si direbbe, riservato, alla Onnipotenza stessa divina per il suo misterioso
governo del mondo.
Il Marchese Marconi aveva parlato della riconoscenza dovuta al Papa,
ma, in quel momento, proprio il Papa teneva a dire, invece, l'espressione
della Sua riconoscenza all' illustre inventore, il quale aveva assicurato,
con il bel dono fatto, il modo di entrare in possesso di quel nuovo
magnifico strumento di comunicazione, e nelle condizioni di un primato
scientifico così ambizioso - come direbbe il poeta - così particolarmente
bello; un primato scientifico che molto volentieri il Sommo Pontefice
vede servire a ulteriori progressi della scienza, mercé quella tenacia
e profonda visione che Guglielmo Marconi sa mettere nelle sue ricerche
ed esperienze.
Lietissimo
poi si diceva Sua Santità se quella stazione - ora la prima e la sola
del genere - potrà essere il centro di nuove scoperte e di nuove utili
applicazioni.
La
Sua compiacenza, la Sua gratitudine anzi - era questa, infatti, l'espressione
che meglio esprimeva i Suoi sentimenti - era tanto più profonda e viva,
in quanto la nuova meraviglia avveniva e si verificava in un concerto
di circostanze belle, liete, promettenti. Liete per gli alti e storici
ricordi per l'Italia e per
tutto il mondo cattolico; promettenti, in modo speciale, all'alba di
un Anno Santo che sta per essere in tutto il mondo un anno di più effuse
preghiere e di più abbondanti, opere di bene e non potrà quindi non
arrecare grandi benefici all'umanità che di essi, in questo momento,
sente più che mai vivo e pungente il bisogno.
Ricca
di altrettanta particolare grazia era altresì la circostanza dell' iniziato
anniversario della elevazione di Sua Santità al Supremo Pontificato,
elevazione che dice tutta la Misericordia e la Bontà divina verso il
suo povero Vicario. Nessun contributo poteva riuscire a Lui più gradito,
nessuna circostanza poteva aggiungersi più lieta del primato di scientifica
utilità che Guglielmo Marconi poneva a Sua disposizione, a disposizione
della Santa Sede.
Infine,
le speranze e compiacenze del Santo Padre erano tanto più legittimamente
sentite in quanto a quei ricordi di solenni convinzioni, alla fiduciosa
aspettativa dell'Anno Santo, al fatto di essere già ai primi Vespri
- per esprimersi con un linguaggio liturgico, - dell’anniversario della
Sua elezione, a tutto un così insieme di mirabili cose si aggiungeva
il soave sorriso della Vergine Santissima, della cui benefica taumaturgica
apparizione il mondo cattolico, insieme al Cardinale Legato a Lourdes,
celebra il 75° anniversario. Senz’altro quel bellissimo complesso di
moltiplicati auguri e di gloriosi auspici - era troppo chiaro ed evidente
- inducevano Sua Santità a ringraziare in modo specialissimo la divina
Provvidenza e, dopo essa, il Marchese Marconi.
Ed era con questi sentimenti, con questi richiami di passato non lontano,
con queste constatazioni di consolante presente e con le previsioni
di migliore, luminoso avvenire che il Santo Padre passava ad impartire
di tutto cuore al Marchese Marconi, alla sua famiglia, a tutti i presenti,
ai vicini ed ai lontani, la divina benedizione.
Testo
originale italiano in L'Osservatore Romano. 13-14 febbraio 1933. n.
37, p. 1 col. 6.


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